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Infortunio nell’ora di educazione fisica: cosa fare?


Distorsione durante la partita di pallavolo nell’ora di educazione fisica: la scuola è responsabile per il risarcimento dei danni?

Nel corso dell’ora di educazione fisica, tua figlia si è fatta male: mentre giocava a pallavolo, nel respingere una schiacciata di una compagna della squadra avversaria, si è slogata un dito.

Il tutto alla presenza dell’insegnante che non ha fatto nulla per impedire l’azione di gioco pericolosa. Così presenti una richiesta di risarcimento danni alla scuola.

Dal canto suo, il preside si difende sostenendo che si è trattato di un evento imprevedibile, rientrante nel normale rischio del gioco sportivo.

Non c’è stata, insomma, alcuna azione illecita o contraria al normale svolgimento delle attività di educazione fisica.

Ma tu insisti: a tuo avviso, l’insegnante ha sbagliato a mettere in squadra una persona inesperta come tua figlia; l’esecuzione di una schiacciata richiede una particolare preparazione anche per chi la deve ricevere, preparazione che, a tuo dire, non sarebbe stata fornita, in questo caso, alla giovane danneggiata.

In caso di infortunio al dito nell’ora di educazione fisica chi paga?

La risposta è stata fornita ieri da un’ordinanza della Cassazione.

Ecco cosa hanno detto i giudici supremi in merito.

La responsabilità della scuola per gli infortuni degli alunni In generale la scuola è responsabile per gli infortuni avvenuti agli alunni nel corso del tempo in cui questi vengono affidati agli insegnanti, ossia dal momento di ingresso nei cancelli dell’istituto a quando ne escono.

Tanto per i danni che un alunno subisce a causa della condotta di un compagno (ad esempio uno spintone) che per quelli che si produce da solo senza l’intervento di altri (ad esempio, la caduta da una scala, la rottura di una sedia, ecc.) risponde l’istituto scolastico.

Pertanto il genitore dello scolaro, che intende agire in causa per ottenere il risarcimento, deve solo dimostrare che il danno si è verificato nel tempo in cui l’alunno era sottoposto alla vigilanza dell’insegnante.

La scuola, a sua volta, per evitare una condanna, dovrà dimostrare di non aver potuto impedire il fatto anche usando l’ordinaria diligenza, ossia che l’infortunio si sarebbe verificato anche se il personale docente avesse tenuto un comportamento prudente e attento per salvaguardare l’incolumità degli alunni.

Detto in parole povere, l’istituto si salva dalla condanna al risarcimento nei confronti dei genitori del giovane solo provando che il danno sia stato determinato da causa non imputabile né alla scuola né all’insegnante.

La responsabilità della scuola per gli infortuni nel corso dell’ora di educazione fisica Durante l’ora di educazione fisica è molto più facile farsi male ed è altrettanto più semplice per l’insegnante – e quindi per la scuola – dimostrare l’assenza di responsabilità tutte le volte in cui si è trattato di una normale azione di gioco.

La responsabilità del corpo docente scatta invece se l’azione sia stata connotata da un grado di violenza ed irruenza incompatibili:

col contesto ambientale; con l’età; con la struttura fisica dei partecipanti al gioco.

Detto ciò ritorniamo all’esempio da cui siamo partiti, ossia alla partita di pallavolo.

Non c’è dubbio che la schiacciata fa parte del normale gioco: è un’azione ordinaria, non certo inconsulta o caratterizzata da un elevato grado di violenza o di irruenza.

Peraltro, se il gioco è stato autorizzato dall’insegnante e si svolge proprio alla presenza di quest’ultimo, è del tutto lecito l’evento e il danno non può essere risarcito.

L’infortunata, per quanto sfortunata, dovrà aprire il proprio portafogli e pagare da sé le spese mediche.

L’esempio si presta per qualsiasi altro tipo di gioco.

Si pensi a una pallonata nel corso di uno scontro di calcio o al tipico fallo co

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