GUIDA IN STATO DI EBREZZA, COME DIFENDERSI

21/07/2017

 

Se il tasso di alcol nel sangue è di poco superiore alla soglia e la guida non era pericolosa l’automobilista in stato di ebbrezza non va processato: niente sanzione penale.
Con due interessanti sentenze emesse da poco, la Cassazione è tornata sul ricorrente problema della guida in stato di ebbrezza. Sposando ancora una volta un’interpretazione garantista più per il conducente che non per la sicurezza delle strade, i giudici hanno indicato due diverse vie per poter essere perdonati o assolti dal reato. La Suprema Corte non è nuova a tale tipo di interpretazione e, anzi, si può dire che il suo orientamento sia ormai consolidato alla luce dei precedenti emessi negli scorsi anni che hanno riconosciuto sempre la possibilità di farla in qualche modo franca tutte le volte in cui il tasso di alcol nel sangue è superiore ai limiti previsti dalla legge (leggi Guida in stato di ebbrezza: come essere assolti). Ma procediamo con ordine e vediamo, in caso di guida in stato di ebbrezza, come non essere processati.

Particolare tenuità del fatto

Quando ottenere il perdono

La prima via per ottenere il perdono dal reato accertato in modo incontrovertibile con l’alcoltest è quello di applicare l’istituto della particolare tenuità del fatto: in base ad esso, si può ottenere l’archiviazione del procedimento e la non applicazione delle pene (salvo quelle amministrative) a condizione che il fatto sia ritenuto di non particolare gravità. È vero che la guida in stato di ebbrezza è, socialmente, considerato un comportamento riprovevole, ma secondo la Corte ci si può passare sopra se:

la condotta di guida non è tale da risultare pericolosa (ad esempio sbandamenti, incidenti, eccesso di velocità, passaggio col rosso, controsensi, ecc.). Ad esempio, se la pattuglia ferma il conducente per un normale controllo e solo a seguito del test dell’alcol si accorge dello stato di ebbrezza, e non prima ancora per via di una guida spericolata, allora ci sono tutti i presupposti per parlare di un danno esigui e di una condotta non grave;
la non abitualità della condotta: se il conducente non è stato già condannato in passato per lo stesso reato, può sperare nell’applicazione del perdono;
il tasso alcolemico riscontrato è di poco superiore alla soglia di rilevanza penale. A riguardo bisogna ricordare che: a) fino da 0,5 a 0,8% di alcol nel sangue non si commette reato, ma scattano solo una sanzione amministrativa; b) da 0,8% a 1,5% siamo nell’ambito del reato di guida in stato di ebbrezza, ma scatta una sanzione penale più lieve; c) da 1,5% in su scatta la sanzione penale più grave. Ebbene, anche in quest’ultimo caso, se lo sforamento del limite è minimo si può ottenere l’archiviazione del procedimento penale.
Per ottenere l’applicazione del trattamento di favore per «particolare tenuità» non è fondamentale solo «l’entità dello stato di ebbrezza», ma anche «le modalità della condotta e l’entità del pericolo o degli eventuali danni cagionati» vanno presi in esame. E in questa ottica i giudici sottolineano che «il comportamento di guida tenuto dal conducente quando del tutto conforme alle regole del Codice della strada, tanto da non rappresentare alcun pericolo per l’incolumità del conducente stesso e degli altri studenti della strada, è un presupposto necessario per garantire il beneficio in commento.

Cosa comporta il perdono per particolare tenuità del fatto

L’applicazione della particolare tenuità del fatto comporta che il processo penale viene archiviato e il colpevole – seppur ritenuto tale – non subisce le sanzioni penali (restano ferme quelle amministrative). Tuttavia la sua fedina penale rimane “sporca” e se ha causato danni a terzi questi ultimi possono comunque agire nei suoi confronti per chiedere il risarcimento.


 
Obbligatorio avvisare il conducente della facoltà di nominare un avvocato

Con la seconda sentenza in commento , la Cassazione ha detto che, in caso di controllo del conducente con l’alcoltest, la polizia, prima di procedere all’accertamento, deve avvertirlo della facoltà di farsi assistere da un avvocato.

Il rifiuto di sottoporsi a test è reato. In tal caso scatta la sanzione più elevata prevista per la guida in stato di ebbrezza (quella in caso di superamento del terzo limite di 1,5% di alcol ne sangue). Il conducente perderà l’occasione di dimostrare che il suo tasso alcolemico è inferiore alla soglia che determinerebbe la possibile irrogazione di sanzioni più mite. Tuttavia, se prima di chiedere di “soffiare nel palloncino” gli agenti non informano il conducente della facoltà di farsi assistere da un avvocato, questi non subirà alcuna sanzione sia nel caso in cui accetti di sottoporsi al test, sia che invece si rifiuti. Tutto il procedimento è infatti illegittimo.

Dunque se la polizia dimentica di comunicare all’automobilista di chiamare il proprio difensore per assistere alle operazioni, questi può sia rifiutare l’etilometro, sia sottoporvisi ma senza subire alcuna sanzione. La legge infatti prevede che, nel caso in cui la polizia giudiziaria proceda al compimento di determinati atti (perquisizione, accertamento urgente sui luoghi, sulle cose e sulle persone, immediata apertura del plico autorizzata dal pubblico ministero), deve avvertire la persona sottoposta alle indagini, se presente, della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia.

In particolare, secondo le Sezioni Unite, l’avviso deve essere fatto prima di procedere all’accertamento: l’avvertimento non deve essere dato al conducente all’atto del compimento di accertamenti preliminari e meramente esplorativi, tuttavia, l’avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia deve essere dato prima di procedere all’accertamento mediante etilometro.

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