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Il genitore che non tiene per mano il bambino è responsabile


Concorso alla madre nell’omicidio colposo stradale del figlio per non avergli tenuto la mano durante l’attraversamento.

Non bisogna fidarsi troppo della maturità dei propri bambini. Specie in situazioni di pericolo come quando si sta ai margini della strada trafficata. Anche perché questa presunta capacità di giudizio del minore nelle situazioni pericolose deve pur sempre fare i conti con chi della legge se ne frega: in altri termini, con gli automobilisti indisciplinati. Così la madre che passeggia col proprio figlio e non lo tiene per mano nel momento in cui attraversa la strada può essere corresponsabile, insieme al conducente che lo investe accidentalmente, per le lesioni, o addirittura per la morte, del proprio figlio. Sono queste le conclusioni tracciate dalla Cassazione in una triste vicenda. Secondo la Corte, infatti, se il bambino viene investito, il genitore che non lo tiene per mano è responsabile.

Infortunistica Consulting : Se il bambino scappa di mano al genitore e provoca un incidente I genitori hanno il dovere di controllare i propri figli affinché non creino danni agli altri di cui sarebbero altrimenti diretti responsabili (sempre a condizione che il ragazzo abbia meno di 18 anni di età). Questa regola vale a maggior ragione quando ci si trova sul marciapiede, a due passi dalla strada dove sfrecciano le auto. Se, ad esempio, il bambino dovesse, tutto ad un tratto, attraversare fuori dalle strisce e far così sbandare una macchina che, passando in quel momento, sterza per non ferire il piccolo, il padre o la madre che non lo hanno tenuto per mano sarebbero chiamati a rispondere di tutte le conseguenze riportate dall’automobilista: sia di quelle al veicolo che delle lesioni fisiche. Nella gran parte dei casi si tratta di migliaia e migliaia di euro. E qui non c’è la copertura assicurativa, per come è facile immaginare.

Infortunistica Consulting : Investimento del pedone: l’automobilista è sempre responsabile? È vero che, in caso di investimento di un pedone, il conducente si presume responsabile, ma è anche vero che questi può sempre dare la prova contraria e dimostrare che l’ostacolo – il bambino – si è frapposto tra lui e la via in modo repentino e imprevedibile, tanto da non consentirgli di impedire l’urto. Insomma, quando l’investimento è inevitabile anche usando tutte le accortezze e le garanzie alla guida richieste sia dal codice della strada che dalle condizioni specifiche del luogo (traffico, tratto curvilineo, presenza di bambini ai margini del marciapiede, orario di uscita dalle scuole, ecc.), l’assicurazione del conducente non è tenuta a versare un euro.

Infortunistica Consulting : Il concorso di colpa per il genitore che non dà la mano al figlio Tra i due estremi c’è anche la via di mezzo: quella del cosiddetto concorso di colpa. Ed è su questo punto che si sofferma la Cassazione nella sentenza in commento. Quando la madre attraversa la strada con un bambino piccolo è tenuta a stringergli la mano in modo da impedire manovre improvvise. Sicché, in caso di investimento, lei è corresponsabile del ferimento o dell’uccisione del figlio. Ma si badi bene: «corresponsabile» non vuol dire solo “risarcimento dimezzato”. Stiamo parlando anche della responsabilità penale. Significa che se l’automobilista viene incriminato per lesioni colpose o per omicidio, una parte della responsabilità se la prende anche il genitore che, pertanto, sarà imputato nel processo penale.

Su questo punto si soffermano i giudici supremi nel condannare la madre per omicidio colposo per aver «omesso di esercitare la necessaria vigilanza sul figlio all’atto dell’attraversamento della strada» e in particolare per non aver «posto in essere le dovute cautele, come quella di accertarsi previamente che non provenissero veicoli e, soprattutto, quella di tenere per mano il figlio».

In sostanza, la donna va condannata perché, pur «ricoprendo la massima posizione di garanzia sulla vittima, un bambino di appena 3 anni», non ha impedito il verificarsi del drammatico evento.

L’età del figlio: quanto conta? Ai fini della responsabilità patrimoniale, i genitori sono “chiamati in causa” fino a quando il figlio non ha 18 anni, dopodiché – anche se conviventi – non subiscono più alcuna conseguenza per i danni procurati dal giovane. Ma sotto il profilo penale c’è un contemperamento della responsabilità quando più è adulto il figlio. Chiaramente si può imporre a un genitore di tenere per mano un bimbo fino a 5-6 anni, ma è inverosimile immaginare una scena del genere con uno di 16 o 17: un’età con la quale è legittimo attendersi maggiore maturità nell’adolescente.

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