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Contachilometri manomesso: tutele e rischi


Tachimetro auto azzerato o chilometri scalati: la truffa del venditore diventa reato. L’acquirente può denunciare e ottenere la restituzione dei soldi versati alla concessionaria.

Hai acquistato un’auto di seconda mano: il tachimetro segna un certo numero di chilometri e, sulla base di questi, hai concordato il prezzo con la concessionaria. Ma sei davvero sicuro che questo dato sia genuino e non sia stato invece manomesso? Quello che sto per dirti potrà risultare allarmante, ma ti assicuro che corrisponde a verità: una delle chiavi di ricerca più frequenti su Google, proprio in materia di automobili di seconda mano, è come azzerare il contachilometri; il che la dice tutta sulla serietà e onestà di certi venditori. Il fatto è che se acquisti un’auto usata da una concessionaria puoi sempre far valere la garanzia legale di due anni (proprio come per i veicoli nuovi), mentre nei confronti dei privati questa tutela non c’è; puoi allora ricorrere al giudice e chiedere la risoluzione del contratto (restituzione del prezzo) nonché denunciare l’accaduto ai carabinieri. Già, perché manomettere il contachilometri è reato di truffa contrattuale e a confermarlo è stata una recente sentenza della Cassazione. Prendendo spunto da questo interessante precedente cercheremo in questo articolo di spiegarti come difenderti ed, eventualmente, come scoprire il tachimetro ritoccato. Ma procediamo con ordine e vediamo quindi tutte le tutele e rischi per il contachilometri manomesso.

Come scoprire i chilometri scalati Azzerare il contachilometri è facile come farlo scendere di poche centinaia di numeri. Tuttavia, se nel primo caso puoi intuire già ad occhio l’incompatibilità tra i dati riportati dall’apparecchio e le condizioni materiali dell’auto (sicché cadere nel tranello è più difficile), nel secondo invece la rilevazione dell’incongruità è complicata anche per un tecnico: poche migliaia di chilometri in più o in meno non sono percepibili né da un orecchio abituato al rombo dei motori, né con l’uso, né con un controllo di un tecnico. Eppure esiste un modo per scoprire il contachilometri manomesso o quantomeno farsi venire un dubbio fondato. Bisogna farsi dare il libretto che indica i tagliandi eseguiti sull’auto; in esso troverai non solo i dettagli della manutenzione svolta dall’officina ma anche il chilometri segnati dal tachimetro al momento in cui l’auto è entrata per la revisione. Ricostruendo così la storia del veicolo potrai stanare eventuali truffe. Se il rivenditore non volesse consegnarti il libretto potresti trovare i dati anche sul Portale dell’automobilista. Sul relativo sito è stata inserita una nuova sezione ove si può verificare i chilometri di una vettura registrati durante l’ultima revisione. Tutto ciò non ti garantisce però dal fatto che il proprietario dell’auto possa aver scalato solo i chilometri più recenti, quelli cioè percorsi dopo l’ultima revisione (e che pertanto non possono essere verificati), ma quantomeno ti aiuterà a ridurre i danni. Per i veicoli più recenti non è più previsto il libretto cartaceo e gli interventi risultano memorizzati nella centralina dell’auto. In casi del genere puoi esigere che ti vengano mostrati gli estratti dei dati memorizzati. Ad ogni modo gli intervalli non devono contenere buchi temporali: in caso contrario potresti avere tra le mani un valido indizio di una manomissione del contachilometri. Contachilometri manomesso: come difendersi? Chi acquista un’auto con un numero di chilometri inferiore a quello effettivo ha la possibilità di difendersi sia in via civile, chiedendo al tribunale lo scioglimento del contratto o la riduzione del prezzo (con restituzione della differenza già versata al venditore) oppure in via penale, denunciando il truffatore per frode contrattuale. C’è infine la possibilità di informare dell’episodio l’AGCM, ossia l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (anche chiamata Antitrust) che eleverà sanzioni molto elevate. Poiché si tratta di tre conseguenze molto pesanti per la concessionaria, prima di agire è opportuno manifestare le proprie intenzioni al venditore con una minacciosa lettera di diffida che anticipi l’avvio delle azioni legali. Questo potrà essere un forte incentivo a trovare una soluzione bonaria.

Vediamo ore come agire concretamente. Salvo per la comunicazione all’Autorità garante, le altre tutele sono esperibili sia nel caso in cui il venditore sia un professionista, ossia una concessionaria, sia che si tratti di un privato che ha venduto la propria auto vecchia magari sfruttando i forum su internet o i siti che mettono in contatto la domanda con l’offerta di auto usate. L’azione di risoluzione del contratto Anche se l’auto non è più in garanzia, in caso di contachilometri manomesso puoi sempre richiedere la risoluzione del contratto di vendita. Il termine “risoluzione” sta a significare “scioglimento”: il patto viene cancellato e ciascuno si riprende ciò che ha dato all’altro. Se ti viene detto che la garanzia legale è solo di due anni si tratta di una informazione non corretta. È infatti vero che la garanzia copre sia i veicoli nuovi che quelli usati e che il venditore ha l’obbligo di provvedere nel caso in cui dovessero sorgere difetti di produzione nei successivi 24 mesi (ciò lo obbliga alla riparazione o alla sostituzione del bene oppure, nel caso in cui ciò sia impossibile, a restituire i soldi all’acquirente o, qualora questi voglia, a riconoscergli una riduzione del prezzo); tuttavia, in questo caso, siamo innanzi a un vero e proprio “dolo contrattuale” ossia a una malafede; il che vuol dire che il termine per agire non è di due anni, bensì di cinque anni. Entro tale periodo l’acquirente può chiedere l’annullamento del contratto. A tal fine dovrai avviare una causa civile facendoti difendere da un avvocato; questi dovrà citare il venditore e attendere i (purtroppo lunghi) tempi del processo. Nel giudizio potrai pretendere alternativamente: la risoluzione del contratto: ossia la restituzione dell’auto con il rimborso delle somme versate; la riduzione del prezzo pagato (e quindi il rimborso della differenza). Purtroppo non sempre le concessionarie sono gestite da soggetti responsabili e onesti. Così può succedere che, anche a fronte di una sentenza di condanna al pagamento dei soldi, il venditore non vi ottemperi né sia possibile effettuare un pignoramento, risultando la società priva di beni. In tal caso si potrà passare al secondo step: la tutela penale. La analizzeremo qui di seguito. Un’ultima precisazione però, non di poco conto. Il venditore non può scusarsi dicendo che l’auto con il contachilometri manomesso gli è stata così consegnata dal precedente proprietario e che di tanto non era ha conoscenza: egli è comunque responsabile per ciò che vende, al di là di chi abbia materialmente commesso la condotta. Del resto, il venditore è anche tenuto alla garanzia per tutti gli eventuali difetti di funzionamento dovuti alla casa madre nei primi due anni dalla vendita. Allo stesso modo, il concessionario è comunque responsabile se l’acquirente firma il contratto con la clausola “vista e piaciuta”, che riguarda invece solo i vizi visibili o conoscibili con l’ordinaria diligenza, cosa che non riguarda quindi il contachilometri manomesso. Anche la presenza di una clausola in cui si dichiara che il motore è “in stato d’uso conforme all’età e alla percorrenza” non può essere una scusante per il venditore. Difatti, come diremo a breve, il suo comportamento costituisce un reato e, quindi, non c’è accordo contrattuale che possa sanare una truffa. La denuncia per truffa contrattuale Vendere un’auto con il tachimetro scalato costituisce truffa contrattuale (e non invece il meno grave reato di truffa in commercio come qualcuno in passato ha sostenuto ). Il venditore quindi rischia una condanna penale e la macchia sulla fedina. Per procedere bisogna denunciare il responsabile – colui con cui cioè è stata portata a termine la trattativa e che ha garantito sulle buone condizioni dell’auto – entro tre mesi da quando ci si è accorti della truffa. La querela può essere presentata presso i Carabinieri, la polizia o con un atto depositato alla Procura della Repubblica. Si avvierà il processo penale e le indagini della Procura che dureranno sei mesi, prorogabili una sola volta di altri sei mesi. All’esito il Pm deciderà se chiedere o meno il rinvio al giudizio. In caso positivo e qualora la richiesta venga accolta dal giudice, verrà avviato il processo penale vero e proprio. In questa sede potrai anche costituirti “parte civile” per chiedere il risarcimento del danno.

La segnalazione al Garante della Concorrenza Ultimo gradino di tutela è la segnalazione, anche tramite internet, all’AGCM (www.agcm.it), come pratica commerciale scorretta, perché disponga le sanzioni previste dal codice del consumo (da 5.000 a 5.000.000 di euro). Per la segnalazione all’AGCM nn vi sono termini di prescrizione (e non serve un avvocato).

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