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PARCHEGGIO SELVAGGIO


Infortunistica Consulting: Impedire l’accesso o l’uscita dal posto auto o dal garage è violenza privata così come parcheggiare a filo con lo sportello conducente.

Parcheggiare male è purtroppo un’abitudine di molti. C’è chi occupa due posti, incurante delle difficoltà per gli altri automobilisti di trovare uno spazio per la propria vettura; c’è chi la lascia con il paraurti quasi attaccato alla macchina davanti, tanto da costringerla a fare numerose manovre per uscire; chi ancora la abbandona in posizione obliqua, non parallela alla strada. In altri casi, parcheggiare male costa una multa stradale: è il caso di chi lascia l’auto con le ruote sul marciapiede, costringendo i pedoni a “fare il giro”; di chi la mette in seconda fila, in divieto di sosta, nell’area di carico e scarico della merce, di chi posteggia sull’area per invalidi o su quella destinata ai prelievi urgenti in farmacia. Spesso però non si sa che parcheggiare male è reato. Di tanto si è occupata una sentenza della Cassazione pubblicata ieri che ci consente di ripercorrere le tracce delle ultime pronunce sull’argomento.

Infortunistica Consulting: Bloccare l’entrata o l’uscita di un’auto è reato In generale, secondo la giurisprudenza chi parcheggia in modo tale da bloccare l’ingresso o l’uscita di un’altra auto (ad esempio dal proprio posto auto condominiale, o dal box, o dal cancello di una villa, o da un garage) commette reato. Il reato è quello di violenza privata. Reato che prescinde dall’intenzione di procurare un danno al soggetto “ostruito”; anche la semplice noncuranza, disattenzione o dimenticanza può portare al procedimento penale. Solo il caso sopravvenuto per forza maggiore, non prevedibile e non altrimenti evitabile, dettato dalla necessità di tutelare un bene di rango superiore (come la propria vita o quella di un’altra persona) potrebbe costituire una valida causa di giustificazione.

Il reato in questione – quello cioè di violenza privata – punisce (tra l’altro) chiunque costringa un’altra persona, contro la sua stessa volontà, a sopportare un comportamento altrui. La pena prevista è la reclusione fino a 4 anni. Pertanto, parcheggiare un’auto in modo tale da bloccare l’unica via di accesso ad altre auto configura il reato di violenza privata, in quanto l’ostruzione del passaggio priva la persona offesa della libertà di determinazione e di azione.

La vittima costretta a subire l’ostruzione può difendersi innanzitutto chiamando la polizia affinché rimuova l’ostacolo con l’ausilio del carro attrezzi. Non lo può fare però se la strada è condominiale o privata. Il verbale dei poliziotti intervenuti costituirà atto pubblico che varrà come prova ai fini dell’eventuale procedimento penale: procedimento che, tuttavia, per essere avviato, necessita della querela della parte offesa. Quest’ultima, a tal fine, dovrà recarsi presso la stazione dei Carabinieri più vicina e denunciare l’accaduto. Una prova fotografica, anche se scattata con il proprio smartphone, potrà sempre essere d’aiuto per una prima ricostruzione dei fatti e per la successiva produzione in processo.

Infortunistica Consulting: Parcheggiare a filo con lo sportello del conducente è reato È altresì reato lasciare la propria auto accanto a un’altra parcheggiata sulla stessa fila, tanto stretta da impedire a quest’ultima di aprire lo sportello del conducente. Questa visione è stata sposata dalla Cassazione pochi mesi fa. È vero: il proprietario potrebbe anche salire dal lato passeggero ma non tutti sono in grado di compiere questa manovra ed esistono non poche macchine, peraltro, che hanno l’abitacolo stretto o automobilisti che hanno una corporatura robusta, che impedisce loro manovre agili. Parcheggiare all’altro sportello non consentendo che questo si apra è quindi reato, anche in questo caso quello di violenza privata.

Parcheggiare male per dar fastidio e lasciare poco spazio non è reato Parcheggiare l’automobile nello spiazzo condominiale in modo tale da rendere difficoltosa la manovra di uscita alla vettura di proprietà del vicino di casa non è reato. Secondo la Cassazione , tale condotta è certamente riprovevole, ma non sufficiente per parlare del reato di violenza privata. Nè si può configurare una violazione del codice della strada se siamo su uno slargo privato (come il parcheggio del condominio). Non resta che sperare che il regolamento di condominio imponga delle sanzioni.

Non va quindi condannato l’uomo accusato di avere parcheggiato l’automobile proprio per dar fastidio al vicino di casa. Questo ovviamente vale solo se il posizionamento della vettura sia stato fatto in malo modo, così da determinare «una riduzione della larghezza del passaggio utile» per il veicolo del vicino di casa. Ma se il passaggio è completamente inibito, perché lo spazio è insufficiente, allora il reato è scontato. Per l’assoluzione deve insomma risultare che «il transito dell’auto della parte lesa non sia totalmente impedito» ma semplicemente «reso difficoltoso, data l’angustia dello spazio disponibile».

In sostanza, «la mera difficoltà, in capo alla parte offesa, ad eseguire la manovra, pur causata da una condotta volontaria e certamente censurabile da parte dell’indagato, non costituisce violenza privata» se «non ha determinato un impedimento assoluto alla libertà di movimento».

Infortunistica Consulting: Parcheggiare sul posto disabili “assegnato” è reato Parcheggiare sul posto assegnato ai disabili comporta una semplice contravvenzione: la multa va da 40 a 163 euro per i ciclomotori e i motoveicoli a due ruote e da 84 a 335 euro per i restanti veicoli. Tuttavia, secondo la Cassazione chi occupa lo spazio “specificamente” riservato a una persona con problemi di salute incorre nel reato di violenza privata. La differenza rispetto a chi lascia l’auto sulle strisce gialle è che se in quest’ultimo caso lo spazio è destinato alla collettività munita di pass, e pertanto non si commette una violenza privata nei confronti di una specifica persona (dunque scatta solo la multa amministrativa), se lo spazio è invece “riservato” a un soggetto determinato per via della sua condizione di salute allora c’è un reato nei confronti di quest’ultimo, costretto a sopportare l’illecito altrui.

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