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Multe e dati della patente, legittimo non ricordare chi era alla guida


Comunicazione dei dati dell’effettivo conducente al momento dell’infrazione stradale: è legittimo dimenticare chi era alla guida dell’automobile. Omessa comunicazione dei dati della patente dell’effettivo conducente: pronuncia coraggiosa, ma ben motivata, quella del Giudice di Pace di Campobasso secondo il quale non esiste un obbligo, nel nostro ordinamento, di ricordare a chi il proprietario dell’auto ha affidato il proprio mezzo allorché lo stesso viene multato per qualche infrazione al codice della strada. L’attuale normativa prevede che, nel notificare la multa al titolare del veicolo, questi abbia 60 giorni di tempo per comunicare chi era, al momento della violazione, l’effettivo conducente in modo tale da sottrarre i punti solo a quest’ultimo e non, invece, al primo. In particolare, il proprietario del veicolo a cui viene spedito un verbale di contestazione in cui è prevista la decurtazione dei punti dalla patente di guida, è invitato, entro 60 giorni dalla notifica del verbale stesso, a fornire i dati anagrafici e della patente di guida della persona che, al momento della commessa violazione, conduceva il veicolo. La comunicazione potrà essere effettuata mediante l’apposito modulo, dovrà essere sottoscritta dal conducente e: – presentata agli uffici della Polizia Locale direttamente nei giorni di apertura al pubblico, anche da persona munita di delega (con fotocopia di documento di identità del delegante)

– oppure inviata da casella di posta elettronica certificata personale a quella della polizia locale. Di fronte al difficile compito in cui si sono trovati sino ad oggi numerosi automobilisti, a cui è stato imposto di ricordare, anche a distanza di molto tempo, chi, in un determinato giorno e ora, era in possesso dell’automobile, la Cassazione ha obiettato che è sempre necessario fornire la dichiarazione alle autorità accertatrici e, soprattutto, che la semplice dimenticanza non è sufficiente ad evitare la seconda multa più elevata conseguente alla mancata comunicazione. Insomma, un vero e proprio obbligo di “ricordare” – magari tenendo un registro personale – a chi il mezzo viene dato in prestito. Con la sentenza in commento, il giudice molisano ritiene tuttavia che l’obbligo di comunicare l’effettivo conducente al momento dell’infrazione può ritenersi ugualmente adempiuto anche qualora il proprietario del veicolo dichiari di non essere in grado di ricordare per via del “notevole lasso di tempo” trascorso tra la data di rilevazione della violazione e la successiva notifica. Nel caso di specie ad essere stata multata era un’auto aziendale, usata da tutto il personale della società: per cui era più che plausibile che il proprietario del mezzo – i titolari della società – non fossero in grado di ricordare l’effettivo conducente. Attenzione: per evitare la multa conseguente all’omessa comunicazione, è sempre necessario fornire una dichiarazione, ma potrà essere negativa (… “non sono in grado di ricordare”…) e soprattutto ben motivata, eventualmente con corredo di documentazione a dimostrazione della veridicità delle affermazioni. Sul punto, infatti, la decisione ricorda che la Corte costituzionale ha affidato al Giudice di vagliare, di volta in volta, la condotta di chi, pur aderendo all’invito rivoltigli, abbia fornito una dichiarazione di contenuto negativo. Ne consegue – continua la decisione – che chi fornisce la dichiarazione, ma tuttavia in essa precisa di “non essere in grado di ricordare” non si sottrae all’invito e peraltro fornisce valide giustificazioni in merito al fatto di non essere in grado di fornire i dati richiesti, quando si è in presenza di un ampio lasso di tempo intercorso tra l’infrazione rilevata e la notifica del relativo verbale, specie quando ad utilizzare l’automobile sono più persone indistintamente. Dunque, argomenta il giudice, “nulla può rimproverarsi a colui che in buona fede, a distanza di molto tempo dall’accertamento, non sia in grado di ricordare a chi aveva consentito l’uso della propria autovettura”. Ciò infatti costituisce di per sé una “valida esimente, attesa l’assenza di colpa come requisito dell’illecito amministrativo”. Per cui il proprietario dell’autovettura, non presente al momento della violazione, che “in buona fede”, non ricorda chi fosse alla guida, “non può soggiacere ad alcuna sanzione amministrativa commessa in conseguenza dell’azione di altri, sia essa dolosa o colposa, in quanto lo stesso proprietario ha adempiuto all’invito dell’autorità, inviando al Comando la dichiarazione” richiesta dal codice della strada . Del resto, conclude il giudice di pace, il privato cittadino non ha alcun potere inquisitorio e investigativo (prerogativa dello Stato), né può rischiare una querela per falsa dichiarazione, o violare il diritto della legge sulla privacy, soprattutto quando determinate notizie le deve fornire dopo molti giorni dall’evento, non essendo stato presente alla commissione della violazione principale, come spesso può accadere. - See more at: http://www.infortunisticaconsulting.com


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