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Rom: i campi nomadi sono discriminatori


Tribunale Roma: il Comune non può adibire aree cittadine come spazi di segregazione dei rom.

I campi rom sono illegittimi perché discriminatori: pertanto vanno smantellati. A imporlo è una ordinanza del Tribunale di Roma dello scorso 4 giugno, che susciterà di sicuro molte discussioni. Massima integrazione, quindi, tra i nomadi e i cittadini.

Secondo il giudice capitolino, l’istituzione, da parte di un Comune, di un campo nomadi è contraria alla Costituzione in quanto costituisce una segregazione e discriminazione su base etnica. Essa, infatti, non avrebbe il carattere dell’urgenza e temporaneità, ma avrebbe l’implicito scopo di separare gli stranieri dai cittadini, emarginando i primi in un posto lontano dal centro urbano e, di norma, non funzionale.

Il Tribunale ha condannato Roma Capitale a smantellare i campi rom, per via della presenza di tre presupposti di carattere discriminatorio:

a) la esclusiva o prevalente presenza di persone aventi origini rom, ovvero sinti e camminanti (l’origine etnica è del tutto autonoma dalla relativa cittadinanza);

b) la collocazione in una zona periferica e totalmente priva di servizi;

c) la stabilizzazione del campo, formalizzata anche a livello giuridico, senza che invece sussista alcun carattere provvisorio, legato a una “situazione di emergenza”, come invece la legge sembrerebbe imporre.

I campi, quale “soluzione collettiva per gruppi non nomadi, di prevalente origine rom” viene definita dal Giudice come un “deteriore, non transitorio, trattamento differenziato rispetto ad altri soggetti in situazione di disagio sociale anche abitativo, violando il diritto di ogni persona ad un’esistenza dignitosa”.

“Il Tribunale di Roma ha confermato l’illegittimità delle politiche abitative adottate dal governo centrale e da alcune amministrazioni locali, riaffermando la necessità di superare non solo i “campi” ma anche qualsiasi altra politica abitativa finalizzata alla marginalizzazione e ghettizzazione del popolo rom” ha dichiarato l’Asgi. La decisione rappresenta uno spartiacque decisivo, oltre il quale ogni azione del Comune di Roma (ma il discorso vale per qualsiasi altra amministrazione locale italiana) deve indirizzarsi verso il definitivo superamento dei “campi” nomadi.

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