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Sospese le multe con autovelox, telelaser e Pro Vida


In attesa di comprendere come e dove dovranno essere fatte le tarature, la polizia viene “sospesa” a tempo indeterminato dall’uso di autovelox, telelaser e Pro Vida.

La polizia non potrà fare più multe con autovelox, telelaser o con il Pro Vida (l’apparecchio a telecamere, montato sull’auto della polizia, che consente di rilevare velocità e targhe degli automobilisti in movimento). Almeno fino a quando non si saranno definite le nuove procedure per la taratura, resa ora obbligatoria dalla sentenza della Corte Costituzionale di qualche settimana fa che ha dichiarato illegittimo il codice della strada dove non prevede l’obbligo del checkup periodico degli strumenti di controllo elettronico della velocità. È quanto fa sapere la circolare del Ministero degli Interni indirizzata alla Polizia stradale, che preclude ai relativi agenti tale tipo di controlli della velocità finché non saranno stati “verificati” tutti gli strumenti. Un’operazione che potrebbe richiedere diverso tempo e che, peraltro, dipende anche dalle disponibilità economiche degli enti. Il Ministero però lascia liberi i Comuni di provvedere autonomamente, provvedendo – a proprio rischio e pericolo – alle procedure di taratura.

Si ricorderà che la Corte Costituzionale ha ritenuto obbligatoria, d’oggi in poi, la taratura di autovelox e telelaser utilizzati anche in presenza degli agenti. L’impiego, ad oggi, di tale strumentazione presenterebbe, allora, grossi rischi di contenzioso e di condanna delle autorità di polizia, poiché lo Stato non è in grado di dimostrare alcuna taratura sugli apparecchi. Ora questi controlli sono preclusi alla Polizia stradale, fino a quando non saranno stati verificati anche questi strumenti.

Non è possibile sapere quanto tempo ci vorrà per il ritorno alla normalità, che sarà comunque graduale. Il problema principale, però, che resta ancora irrisolto, riguarda le modalità su come effettuare la taratura: secondo la circolare, si dovrà tornare alla consuetudine – vecchia di dieci anni fa – secondo cui si delegavano le verifiche allo stesso costruttore dell’apparecchio (posta l’assenza di laboratori metrologici accreditati). Il costruttore doveva essere in grado di operare “in regime di qualità aziendale certificata UNI EN ISO 9001:2000”. Ma dopo la sentenza della Consulta questo checkup potrebbe essere facilmente contestato, perché non garantirebbe la trasparenza e la sicurezza che, invece, un laboratorio accreditato dal Sit (Sistema italiano di taratura) potrebbe dare. E quindi, su tale aspetto potrebbe aprirsi un fronte di contenzioso di ricorsi al giudice non trascurabile.

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