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No interessi sul mutuo se la somma fra corrispettivi e moratori è oltre usura


Dal tribunale di Enna una sentenza in controtendenza: la banca perde la restituzione degli interessi sul finanziamento per colpa del superamento del tasso usurario.

Benché la stragrande maggioranza dei tribunali non fa che predicare il contrario, per il Tribunale di Enna l’usura sul mutuo scatta molto facile: ossia sommando gli interessi moratori a quelli corrispettivi. Risultato: è più facile per il correntista evitare di restituire parte del finanziamento ottenuto dalla banca. La sentenza è dell’inizio dell’anno e, certamente, farà discutere parecchio.

Secondo il tribunale siciliano, per verificare se il mutuo presenti o meno tassi usurari, bisogna prendere gli interessi corrispettivi (quelli, cioè, previsti dal contratto come normale corrispettivo per il prestito di denaro) e sommarli agli interessi moratori (che, invece, scattano solo nel caso di mancato pagamento o ritardato pagamento da parte del correntista). Se il risultato dell’addizione è superiore all’usura, ossia al tasso medio risultante dall’ultima rilevazione ministeriale aumentato della metà, il privato non deve più restituire gli interessi alla banca e vince l’eventuale opposizione al decreto ingiuntivo notificatogli dal creditore.

Stando a quanto si legge in sentenza, la legge ha stabilito che la natura usuraria dei tassi di interesse va determinata in riferimento al momento della convenzione e non a quello della dazione del denaro. Inoltre, in tema di contratto di mutuo, la stessa legge – secondo cui la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti devono considerarsi usurari – riguarda sia gli interessi corrispettivi che quelli moratori: ne consegue che, quando la misura degli interessi indicata in contratto, e tra loro sommati, risulta superiore al tasso soglia antiusura, il mutuo è parzialmente nullo. O meglio, la nullità si riferisce solo alla clausola sulla restituzione degli interessi; per cui, non sono più dovuti interessi [4].

La vicenda

Nel caso deciso dal tribunale di Enna, il contratto di mutuo impugnato dal correntista, che aveva ricevuto dalla banca un decreto ingiuntivo, stabiliva che gli interessi moratori andavano calcolati a un tasso pari a 2 punti in più del tasso degli interessi corrispettivi. Il tasso di questi ultimi era convenuto nel 5,22%, per cui gli interessi moratori erano pari al 7,22% (ossia 5,22% più 2%). La loro sommatoria risultava così pari a 12,44% (5,22% + 7,22%), misura ritenuta dal giudice superiore all’usura, ossia al tasso medio risultante dall’ultima rilevazione ministeriale aumentato della metà, applicabile alla data di stipula del contratto oggetto del giudizio, vale a dire 8,475% (5,65 più 2,825), come risulta dalle rilevazioni dei tassi di interesse prodotte da parte opponente.

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